Le radici delle piante grasse

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le radici delle diverse piante grasse

La necessità di assorbire l’acqua, in condizioni ambientali nelle quali l’acqua è difficilissima da trovare, ha selezionato l’apparato radicale delle piante grasse verso le condizioni di massima efficienza, con forme e dimensioni particolari e variabili a seconda delle specie.

Le radici fascicolate e il fittone

In alcuni casi le radici sono fascicolate e superficiali, si spingono nel solo strato di sottosuolo dove è possibile recuperare la maggiore quantità di acqua e risultano particolarmente estese in larghezza, ben oltre le dimensioni del fusto;

in altri casi le radici sono formate da un organo principale detto fittone, spesso e carnoso, approfondito verticalmente nel terreno solo per pochi centimetri. Dal fittone dipartono lateralmente numerose radici secondarie distribuite per lo più in senso orizzontale, ben estese e ramificate. Radici ben allungate, in grado di formare pochi centimetri sotto il livello del suolo un fitto intreccio di superficie assorbente.

  • I peli radicali di assorbimento si mantengono in superficie;
  • le porzioni radicali più profonde assolvono la semplice funzione di magazzino delle sostanze di riserva accumulate dalla pianta nei periodi più favorevoli alla vegetazione e da riutilizzarsi nei momenti di più difficile sopravvivenza.

Nei periodi di siccità prolungata la pianta, non trovando più acqua nel terreno, aziona i suoi meccanismi difensivi: perde le radici più fini, disseccandole, e riveste le radici più robuste di una cuticola spessa e suberosa che limita la dispersione dell’acqua.

In queste condizioni le piante attendono quiescenti le nuove piogge, allorché nuove radici fini saranno prontamente emesse.

 

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