Come coltivare l’indivia e la scarola: semina, consociazione e malattie

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L’ indivia, Cichorium endivia (COMPOSITE), è coltivata in molteplici varietà. Tra le scarole ricordiamo la Gigante degli ortolani, la Full Heart medio-precoce, la Cornetto di Bordeaux. Tra le ricce citiamo la Pancalieri a costa bianca, la Romanesca, la Riccia d’inverno, la Saint Laurent, la Gloire de l’exposition, la Di Ruffec, la Riccia cuore d’oro.

Il clima ideale per coltivare l’ndivia

L’indivia presenta una discreta resistenza al freddo asciutto e alle gelate (fino a -3°C), anche se non è raro constatare la lessatura delle foglie in seguito al verificarsi di brinate precoci o di gelate nell’autunno-inverno. La temperatura limite è rappresentata da -7°C, raggiunta la quale si evidenziano gravi danni al colletto e alle radici. In presenza di un elevato grado di umidità dell’aria questo limite si innalza notevolmente. L’indivia riccia è meno resistente al freddo rispetto alla scarola, per questo il suo ciclo produttivo è in genere anticipato.

Il terreno ideale per coltivare indivia e scarola

Si adattano bene su qualsiasi tipo di terreno, purché fresco, irriguo, con una buona dotazione di sostanza organica e un rapido ed efficace sgrondo delle acque. L’indivia riccia si adatta meglio della scarola ai terreni anche molto argillosi.

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Concimazione e cure colturali delle indivie

L’indivia è sensibile alla presenza di sostanza organica non del tutto degradata, per cui bisognerà fare attenzione ad apportare esclusivamente letame, compost o altre fonti di nutrimento ben decomposte.

In genere sono sufficienti 1,5-2,5 q ogni 100 mq di coltura, interrati con la lavorazione profonda. Le cure colturali prevedono accurati interventi irrigui e l’imbianchimento. Quest’ultimo si può ottenere legando le foglie oppure coprendo le piante con tunnel di plastica nera.

Come e quando seminare l’indivia e la scarola

La semina si effettua in pieno campo da luglio ad agosto (per la raccolta autunnale) e da agosto alla fine di settembre (per le produzioni invernali e primaverili). In semenzaio la semina si esegue in luglio-agosto. Nelle zone più fredde la semina può avvenire in gennaio-febbraio sotto tunnel freddo. La semina a pieno campo si esegue a file distanti 30-50 cm, su cui poi si opera un diradamento a 20-30 cm. In tutto occorrono 3-5 kg di seme/ha.

Quando invece si ricorre al semenzaio per ottenere le piantine necessarie a coprire 100 mq di coltura, ne sono sufficienti 5 mq che si ottengono con circa 20 g di semi. Per il calendario lunare l’indivia va trapiantata nella prima settimana di luna crescente, immediatamente dopo la luna piena.

La semina in pieno campo delle indivie si effettua da luglio alla fine di settembre. Le file distano fra loro 30-50 cm, e la profondità di semina è di 1-2 cm.

Il diradamento si effettua non appena le piantine presentano la terza-quarta foglia.

Avvicendamenti e consociazioni della pianta di indivia e scarola

Buona la consociazione con cicoria e porri; svantaggiosa, invece, la vicinanza a cavoli, finocchi e fagioli rampicanti.

Quando raccogliere l’indivia e la scarola

Si raccolgono tagliando i cespi a fior di terra, quando raggiungono almeno 25 g di peso. Il grosso della produzione si ha tra ottobre e agosto, ma a seconda della zona e dell’epoca di semina la produzione può procedere per tutto il corso dell’anno. Le rese oscillano tra 2 e 4 q di cespi ogni 100 mq di coltura.

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Le avversità della pianta di indivia

L’indivia, come tutte le varie tipologie di insalate, è costantemente soggetta agli attacchi di parassiti animali come afidi, che attaccano le foglie e le radici, mosca degli orti, larve di maggiolino, nottue, grillotalpa, lumache ecc.

Tra le malattie crittogamiche, le più pericolose sono la peronospora, il mal bianco, la ruggine, l’antracnosi, la cercospora, l’alternariosi, la sclerotinia e la muffa grigia.

L’indivia sono inoltre particolarmente soggette al mosaico della lattuga, una pericolosa virosi.

Come coltivare l’indivia e la scarola sul balcone

Scelta della varietà – Le varietà ricce hanno foglie increspate e sottili, mentre la scarola ha foglie più grandi e solo leggermente ondulate. Fra le prime è molto pregiata la Riccia d’inverno, caratterizzata da foglie crespate e croccanti disposte a rosetta, mentre fra le seconde si può scegliere la Full Heart, una varietà che non ha bisogno di essere legata dal momento che i suoi cespi si imbiancano spontaneamente.

Clima – Si tratta di ortaggi che resistono bene al freddo (soprattutto la scarola), ma non sopportano né la siccità né i luoghi umidi.

Impianto o semina – Si possono comprare piantine già pronte da trapiantare nei vasi da settembre a novembre, in modo da averle a disposizione per l’autunno e l’inverno. Come tutte le insalate, non hanno bisogno di contenitori molto grandi e profondi.

Coltivazione – Vogliono un terriccio di medio impasto, fresco e ben fertilizzato. Le annaffiature devono essere regolari, evitando però i ristagni d’acqua. Per rendere più dolci e croccanti le loro foglie bisogna “imbiancarle”, cioè ripararle dai raggi del sole legando i cespi con un filo di rafia, oppure coprendoli con un vaso di terracotta rovesciato del quale sarà stato tappato con un coccio il foro di drenaggio: l’imbiancamento avviene entro 10-15 giorni.

La legatura deve essere fatta quando i cespi sono perfettamente asciutti e in seguito, per non favorire la comparsa di malattie, bisogna evitare che l’acqua delle annaffiature finisca fra le foglie.

Raccolta e impiego – Le ricce, più delicate, in genere si raccolgono entro l’autunno, mentre la scarola, più resistente al freddo, si può raccogliere anche durante l’inverno. I cespi vanno tagliati a fior di terra utilizzando un coltellino.

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